
Autore: Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio (Perugia fra il 1454 e il 1460? - Siena 1513)
Soggetto: Bambin Gesù delle mani (= Gesù Bambino benedicente in un paesaggio)
Supporto e tecnica pittorica: dipinto murale staccato a massello (48,5x33,5x6,5 cm)
in una cornice di legno, dorata a più ordini d'intagli (73x59 cm) della seconda metà del secolo XVII
Provenienza: Città del Vaticano, Palazzi Apostolici, Appartamenti Borgia, Cubicolo di Alessandro VI
Datazione: 1492-1493
Itinerario critico: Il dipinto, unitamente ad una Madonna a mezza figura, analoga per stile, tecnica pittorica e dimensioni, è segnalato a Roma nelle Collezioni di Palazzo Chigi al Corso per la prima volta nel 1912 da Ricci con l'attribuzione al Pinturicchio, mai più messa in discussione; in seguito è ricordato nel 1923 da Gnoli, nel 1933 da Van Marle, nel 1947 da Incisa della Rocchetta, nel 1981 da Strinati, nel 1989 da Todini, nel 1998 da Nucciarelli, nel 1999 da Acidini Luchinat e da Gualdi, nel 2003 da Scarpellini e da Silvestrelli. Nel 2004 Nucciarelli avvista il Bambin Gesù delle mani nel circuito antiquario e ne dà notizia il 18 luglio sulle pagine de "il Giornale dell'Umbria". Tolto il caso di Incisa della Rocchetta, che ai due frammenti di affresco dedica un articolo ampio e dettagliato, spesso citato, ma mai discusso a fondo, quasi sommerso quindi nella fluviale bibliografia sul Pinturicchio, gli altri studiosi non vanno oltre la semplice menzione. Non di meno è possibile individuare alcuni orientamenti della critica: mentre la maggior parte degli studiosi non prende posizione, quanto alla provenienza, Strinati, Todini e Acidini Luchinat ipotizzano un'appartenenza originaria di Madonna e Bambin Gesù delle mani al chiostro grande di Santa Maria del Popolo a Roma. Per Strinati e Todini proverebbero dalla Madonna, santi e il cardinale Raffaele Riario, per Acidini Luchinat dall'Adorazione dei Magi. Accettando queste ipotesi ne consegue una datazione al 1502. Ricci, quanto alla data, aveva invece indicato il 1486. Merito di Gualdi è l'aver segnalato per prima la vicinanza stilistica dei due frammenti agli Appartamenti Borgia, quindi al biennio 1492-1494, ipotesi ripresa da Silvestrelli, limitatamente alla Madonna. Dalle ricerche d'archivio di Incisa della Rocchetta i due frammenti risultano segnalati nelle collezioni del cardinale Flavio Chigo fin dal 1693; emerge inoltre che le scritte sul bordo del manto della Madonna avevano attratto l'attenzione di Alessandro VII (Fabio Chigi), zio del cardinale in proprietà del quale la Madonna e il Bambin Gesù delle mani compaiono per la prima volta con l'attribuzione al Perugino. Solo Incisa della Rocchetta nel 1947 è in grado di ricollegare i due affreschi separati ad un'unica composizione da identificare con la Madonna con il Bambino e il papa Alessandro VI in adorazione descritta da Giorgio Vasari, nonché da altre fonti cinquecentesche e secentesche, come sovrapporta d'una stanza degli Appartamenti Borgia; la notizia vasariana, sebbene valutata in modo diseguale, ricompare innumerevoli volte fino ai giorni nostri, sia negli studi specialistici, sia nelle scritti di carattere divulgativo. La ricostruzione di Incisa della Rocchetta è quasi senza seguito nella bibliografia pinturicchiesca.
Percorso: Alla luce dell'interesse di Alessandro VII per le scritte sugli abiti della Madonna e della presenza dalla seconda metà del Seicento fino a tempi recenti nelle Collezioni Chigi, sembra fondata l'ipotesi che il distacco dalla sede originaria negli Appartamenti Borgia sia avvenuto sotto il pontificato di Alessandro VII (1655-1666). Dai Chigi, attraverso il matrimonio di Eleonora, figlia del principe don Mario Chigi Albani della Rovere, con Enrico Incisa della Rocchetta, certamente il Bambin Gesù delle mani e forse anche la Madonna, passano agli Incisa della Rocchetta e successivamente ad altri discendenti. Individuato nel circuito antiquario, nel novembre 2004 viene acquisito dal Gruppo Margaritelli, che ne affida custodia, studi ed analisi alla Fondazione Guglielmo Giordano.
Bibliografia: Ricci (1912, p.336), Gnoli (1923, p.297), Van Marle (1933, XIV, p.284), Incisa della Rocchetta (1947), Strinati (1981, pp.97-98), Todini (1989, p.295), Nucciarelli (1998, p.295), Acidini Luchinat (1999, p.50), Gualdi (1999, p.10), Scarpellini (2003, p.226), Silvestrelli (2003, p.121), Scarpellini e Silvestrelli (2003, p.318), Nucciarelli (2004, pp.1, 39).